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	<title>Paolo Caselli &#187; Psicologia</title>
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		<title>La grinta di Barbara Boccaccio: campionessa italiana di Canicross!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2016 20:25:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto Barbara alcuni mesi fa. Fin dalla prima telefonata ho compreso di trovarmi di fronte a una persona motivata ma soprattutto appassionata. Come sostengo spesso, lo sportivo vincente è un connubio di abilità fisiche, forza mentale e tanta passione. Già, perché ciò che ti spinge ad andare avanti nonostante tutte le fatiche e gli impedimenti che si presentano dinnanzi al cammino di preparazione alla gara è indubbiamente un grande amore per il tuo sport. Barbara questo lo sa bene!</p>
<p>Il suo è uno sport particolare: Canicross. Molti italiani non conoscono nemmeno quest’affascinante disciplina sportiva, meglio conosciuta e valorizzata a livello internazionale, in cui un cane e il suo padrone, uniti da una speciale cintura, si cimentano in una gara di corsa. Detto così appare tutto semplice, ma non lo è affatto. Per riuscire a correre una gara di Canicross il padrone e il cane devono riuscire ad essere in sintonia per tutti i chilometri del tracciato e per ottenere ciò occorrono mesi di duro allenamento congiunto a uno specifico addestramento. Questo solo per poter correre una competizione di Canicross, figuriamoci per accedere al primo gradino del podio del campionato italiano. Ebbene, Barbara è campionessa italiana 2016 di Canicross! Come ci è riuscita? Tre parole: determinazione, fatica e una sorprendente passione! La stessa passione che le trapela dagli occhi quando parla con rispetto e amore del suo cane. La passione che la porta ad allenarsi duramente quasi ogni giorno nonostante il lavoro e le fatiche della quotidianità. La passione che la spinge a tenere duro anche quando alcuni imprevisti complicano il percorso e intensificano la fatica mettendo a dura prova la motivazione. La passione di chi lotta duramente per un obiettivo, non per ottenere riconoscimenti, ma semplicemente perché ama il suo sport. Non vado oltre. Semplicemente mi sento in dovere di dire grazie. Un grazie speciale perché oltre alla soddisfazione per essere stato parte di questo splendido traguardo raggiunto da Barbara, ho avuto la possibilità di essere testimone della sua grinta, della sua determinazione, della sua contagiosa passione!</p>
<p>Grazie Barbara, per essere stata un emblematico esempio di come si comporta nella vita un campione dello sport. Ora goditi il tuo meritato titolo di campionessa italiana di Canicross!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dott. Paolo Caselli &#8211; lo psicologo non convenzionale </em></p>
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		<title>Norman Doidge: parole che nutrono la mente!</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2016 08:37:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Al rientro dalle ferie estive molti di noi sono carichi di energia e di nuove idee pronte ad essere trasformate in progetti da realizzare. Personalmente mi ritengo molto fortunato, in primis perché ho trascorso dei giorni piacevoli e appaganti in compagnia della mia splendida moglie e inoltre perché le nostre giornate estive sono state accompagnate da alcune letture decisamente arricchenti. E qui vengo alla mia idea che in questo momento si sta trasformando in un semplice, ma spero apprezzabile, progetto: condividere e segnalare libri interessanti.  Ovviamente l&#8217;aggettivo interessante rimanda subito al dominio della soggettività. Sono ben consapevole che ciò che può risultare interessante per me può non esserlo per un&#8217;altra persona, ma sono altrettanto consapevole che per poter discriminare occorre conoscere. Inoltre, cosa ancor più importante, il mio desiderio di condividere letture che ritengo interessanti non ha nessuna finalità orientativa bensì esclusivamente divulgativa. In poche parole: non voglio consigliare libri, ma solo segnalarli, nella speranza che qualcuno possa provare le emozioni che ho provato io nel leggerli e il senso di arricchimento derivante dalla loro lettura.</p>
<p>Ma veniamo a noi! Il libro che voglio segnalarvi oggi è: <em><strong>Il cervello infinito</strong></em><strong> </strong>di Norman Doidge. Non sto a dilungarmi nella descrizione del libro vi dico solo che non è un romanzo ma un saggio. Un saggio straordinario che parla di persone, di pazienti neurologici e delle sorprendenti capacità del loro cervello di modificare se stesso per migliorare la propria condizione. Un libro che parla con passionalità e in modo avvincente di neuroplasticità, di psicologia, di neuroscienze, di ricerca clinica, ma, soprattutto, parla di vita. Delle vite dei neuroscienziati che non si sono arresi d&#8217;innanzi all&#8217;<em>inguaribile</em>, e hanno dedicato la loro carriera allo studio del cervello e delle modalità per poterlo stimolare affinché riveli le sue straordinarie e infinite capacità; delle vite dei pazienti, persone immense che hanno avuto il coraggio e la forza di non mollare mai e di lottare ogni giorno per la propria salute. Tutte persone incredibili che, come lo stesso Doidge, ci forniscono un esempio nutriente di come si possa superare l&#8217;apparente impossibile e vivere in ogni momento sorprendendosi delle straordinarie potenzialità degli esseri umani.</p>
<p>Non vi dico più nulla se non che il libro che ho deciso di segnalarvi oggi è il motivo per cui ho deciso di iniziare a segnalare letture arricchenti all&#8217;interno della mia rubrica. Cosa dirvi ancora? Che decidiate di leggere <em>Il cervello infinito </em>o meno, non dimenticatevi mai di nutrire la vostra mente, perché il vostro cervello è in costante evoluzione e necessita di continuo nutrimento!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dott. Paolo Caselli &#8211; lo psicologo non convenzionale </em></p>
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		<title>Un&#8217;unica e fondamentale dimensione: l’uomo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2016 15:23:17 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il corpo e la mente non sono due cose separate e distinte, essi sono più vicini di quanto noi immaginiamo. Ogni variazione degli indici fisiologici corporei, infatti, ha inevitabilmente un effetto a livello psicologico. L’uomo non è definibile secondo lo schema S &#8211; R, stimolo – risposta, come erroneamente ritenevano i padri fondatori del comportamentismo, bensì mediante il paradigma S- E &#8211; R, stimolo – elaborazione &#8211; risposta. Qualsiasi stimolo che giunge alla nostra attenzione andrà incontro a un automatico e immediato processo di elaborazione, antecedente a qualsivoglia possibile risposta. L’alterazione di un indice fisiologico causerà, dunque, una risposta dipendente dall’elaborazione soggettiva, dalla valutazione cognitiva personale. Proviamo ad esempio a pensare a un soggetto che sta facendo una passeggiata in montagna e improvvisamente avverte l’accelerazione del battito cardiaco. La percezione della variazione del ritmo del cuore, ovvero l’alterazione di un parametro fisiologico, genererà una reazione emotiva strettamente dipendente dalla valutazione soggettiva di tale percezione. Sarà probabilmente causa di ansia per chi nel proprio processo elaborativo attiverà determinati pensieri ansiogeni quali: “<em>ho la tachicardia, non sto bene”</em> o <em>“potrebbe venirmi un infarto”</em>. Genererà, invece, l’attivazione di stati d’animo meno penosi in chi assocerà l’alterata frequenza del battito con pensieri positivi tipo: <em>“sto faticando molto, brucio molte calorie”</em>, <em>“rinforzo il cuore</em>”.</p>
<p>A questo punto potete meglio comprendere quanto sia importante lo stile cognitivo di una persona per la sua salute. Come abbiamo visto lo stile cognitivo, influenza, attraverso i processi valutativi, l’elaborazione dello stimolo. D’innanzi al medesimo evento, infatti, l’elaborazione soggettiva determina l’insorgenza di stati d’animo positivi o negativi. E siccome la mente e il corpo sono in costante comunicazione, tali stati d’animo sono a loro volta responsabili della qualità e della variazione degli indici fisiologici. Se è vero, infatti, che la modificazione dei parametri del corpo influenza la nostra emotività a causa delle nostre valutazioni, è vero anche che le nostre emozioni modificano la fisiologia del corpo generando variazioni biochimiche associate ai nostri vissuti. La chimica cerebrale, come molti di noi sanno, è in gran parte responsabile della variazione degli stati fisiologici ed è influenzata dai nostri stati d’animo. Alcuni neurotrasmettitori come serotonina, noradrenalina e dopamina sono responsabili di numerosi effetti sulla nostra salute e la loro concentrazione ematica viene influenzata dalle emozioni. Attraverso i neurotrasmettitori ubiquitari le emozioni arrivano al corpo così come le sensazioni del corpo arrivano alla nostra coscienza condizionando lo stato emotivo.</p>
<p>Come vedete l’antica suddivisione semantica mente e corpo, grazie alle odierne evidenze scientifiche, lascia spazio ad un&#8217;unica e fondamentale dimensione: l’uomo. Se volgiamo avere un ruolo attivo nella nostra salute dobbiamo prendere coscienza che è necessario aver cura della dimensione uomo nella sua totalità. È indubbiamente importante prestare attenzione all’alimentazione, prendersi cura del proprio aspetto fisico, non trascurare uno stile di vita sano, ma non dobbiamo dimenticarci della nostra mente! Come abbiamo visto se non prestiamo attenzione ai nostri atteggiamenti cognitivi rischiamo di collezionare emozioni negative anche d’innanzi a situazioni tutt’altro che stressanti e il nostro corpo inevitabilmente ne risente. Pressione arteriosa, frequenza cardiaca, concentrazione di cortisolo, acidosi metabolica, tensioni muscolo scheletriche, sono solo alcune delle variabili biologiche influenzate dai nostri stati emotivi.</p>
<p>La prossima volta che vi capita di riflettere sul vostro stile di vita pensateci! Nella lista dei buoni propositi ricordatevi di lasciare uno spazio per la cura degli atteggiamenti mentali, dello stile cognitivo, poiché da esso dipende la vostra valutazione degli eventi quotidiani. Da quest’ultima poi dipendono le vostre emozioni e da queste la tanto ricercata e ambita salute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dott. Paolo Caselli &#8211; lo psicologo non convenzionale </em></p>
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		<title>Pedalata resiliente: la forza mentale del ciclista professionista</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2016 15:30:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In questo 2016 ricco di appuntamenti sportivi emozionanti si svolgerà anche il 99° Giro d’Italia, con le sue 21 tappe spalmate su 3481,8 km, che gli intrepidi corridori affronteranno, pedalata dopo pedalata, regalando ai numerosi fan intense emozioni. Pensando a questi uomini straordinari la nostra mente ci porta subito a pensare alle sorprendenti capacità fisiche degli atleti. Tuttavia, <strong>i grandi campioni</strong> del passato, intervistati dopo essersi meritati la maglia rosa, <strong>fanno spesso riferimento alle variabili mentali</strong> come aspetti discriminanti tra colui che arriva in testa alla corsa e chi invece è costretto a tagliare il traguardo con alcuni minuti di ritardo.</p>
<p>Ma quali sono queste variabili mentali? Prima fra tutte<strong>: la resilienza</strong>.</p>
<p>La resilienza, dal punto di vista psicologico, <strong>rappresenta la capacità di perseverare</strong>, di mantenere alto il livello di motivazione nonostante le difficoltà e le fatiche che s’incontrano nel perseguire un obiettivo. <strong>Non coincide con la motivazione</strong>. Se proviamo a pensare a un ciclista professionista, risulta ovvio che abbia un elevato livello di motivazione, non sarebbe arrivato dov’è se non fosse altamente motivato. Eppure la motivazione è costantemente messa alla prova dalle fatiche e dalle avversità che ogni tappa porta con sé. L’atleta vincente è colui che non molla, che è in grado di mantenere salda la sua motivazione anche quando questa vacilla sotto i colpi della fatica. È colui che dispone di un elevato livello di resilienza.</p>
<p>Ma da cosa dipende la resilienza? La <strong>resilienza è collegata alla</strong> <strong>self efficacy</strong>, al senso di efficacia personale, <strong>che è strettamente dipendente dalla valutazione cognitiva</strong>.</p>
<p>Mi spiego meglio: generalmente siamo portati a credere che sia la natura degli eventi che viviamo a condizionare il nostro stato emotivo, tuttavia, l’aspetto che maggiormente influenza il nostro stato d’animo è il modo in cui valutiamo ciò che viviamo e non l’evento in sé. Pensiamo a un ciclista che sta affrontando una lunga salita facente parte di una tappa del giro. Improvvisamente si accorge che la distanza tra la sua bici e quella del corridore che lo precede aumenta di alcuni metri. La reazione emotiva e il conseguente comportamento di quest’atleta, non dipendono dall’evento in sé, l’aumento della distanza, ma da come lo valuterà. Se, ad esempio, interpreterà tale distanza come il segnale di una sua incapacità a tenere il passo, molto probabilmente, il vissuto d’inadeguatezza prenderà il sopravvento e il suo passo rallenterà ulteriormente. Se, al contrario, valuterà tale distanza come un segnale di sfida che non può trascurare, aumenterà l’intensità della pedalata andando a riprendere, e magari a superare, l’avversario che lo precede.</p>
<p>La <strong>valutazione cognitiva</strong>, influenzando l’emotività, <strong>ha ripercussioni concrete anche dal punto di vista biochimico</strong>. <strong>Emozioni e pensieri modificano la fisiologia del corpo attraverso i neurotrasmettitori ubiquitari</strong>. Un’emozione negativa, come quella conseguente alla svantaggiosa interpretazione della distanza dell’avversario sopracitata, ha effetti negativi anche a livello neurovegetativo come, per esempio, la vasocostrizione dei vasi periferici che riforniscono di ossigeno le fibre muscolari. Comprenderete, dunque, quanto possa essere deleterio per un atleta attuare una valutazione cognitiva di un evento, piuttosto che un’altra. Come vi dicevo, <strong>la valutazione cognitiva influenza la percezione di efficacia personale che, a sua volta, influenza la resilienza psicologica</strong>. Dalla forza di quest’ultima dipendono poi le valutazioni cognitive stesse. È un circolo vizioso che può rivelarsi altamente positivo oppure deleterio per la carriera sportiva di un ciclista professionista. Sapete qual è la cosa interessante?  <strong>La resilienza si può potenziare</strong>!</p>
<p><strong>Attraverso uno</strong> <strong>specifico percorso di mental training</strong> si può lavorare sulle rappresentazioni cognitive alla base delle valutazioni negative, in modo da modificare quest’ultime e renderle maggiormente funzionali. Si può <strong>migliorare il livello di consapevolezza del Sé per incrementare la self efficacy</strong> e potenziare la resilienza personale.</p>
<p>Lo stile cognitivo è molto importante, nella vita di tutti i giorni e in una tappa del Giro d’Italia mentre si affronta un avversario in una dura salita. Come dicono i grandi campioni vestiti di rosa, le variabili mentali fanno la differenza. Probabilmente questi atleti vincenti avevano capito una cosa importante. Avevano compreso che <strong>per vincere devono allenare mente e corpo</strong>, devono <strong>prendersi cura dell’uomo nella sua straordinaria complessità di variabili corporee e mentali</strong>. Solo così, lavorando e allenandosi in modo globale e consapevole, è possibile trovare la propria <strong>pedalata resiliente</strong> e lanciarsi trionfante verso il traguardo.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Dott. Paolo Caselli – lo psicologo non convenzionale</em></p>
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		<title>Donna Moderna: l&#8217;ultima piacevole sorpresa del 2015</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 17:59:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 2015 mi ha regalato un&#8217;ultima piacevole sorpresa! Qualche giorno fa, curiosando un po&#8217; sul web, mi sono accorto che il mio nome compariva associato ad un articolo del giornale Donna Moderna. Inizialmente mi è parso piuttosto strano, ma dopo pochi attimi si è accesa una lampadina nella mia memoria e sul mio volto è]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2015 mi ha regalato un&#8217;ultima piacevole sorpresa! Qualche giorno fa, curiosando un po&#8217; sul web, mi sono accorto che il mio nome compariva associato ad un articolo del giornale <em>Donna Moderna</em>. Inizialmente mi è parso piuttosto strano, ma dopo pochi attimi si è accesa una lampadina nella mia memoria e sul mio volto è spontaneamente comparso un sorriso di autocompiacimento.</p>
<p>Non ricordo tutt&#8217;ora il mese preciso, ma potrei azzardare che si trattasse all&#8217;incirca di fine anno 2014. Ricevetti la telefonata di una giornalista di Donna Moderna che mi chiedeva la disponibilità per una breve intervista. Sostanzialmente ricercava il parere dell&#8217;esperto, da lei definito <em>psicoconsigli</em>, circa possibili strategie da utilizzare per aumentare le probabilità di successo nella realizzazione dei propri obiettivi. La giornalista in questione si chiama Valentina Ferri ed è l&#8217;autrice dell&#8217;articolo <em>Come chiedere ciò che vuoi dal 2015</em> in cui compare una piccola parte della mia intervista. Qui di seguito il link contenete la citazione che mi riguarda:</p>
<p><a href="http://m.donnamoderna.com/salute/anno-nuovo/2015-chiedi-cio-che-vuoi/photo/Chiedi-con-fiducia">http://m.donnamoderna.com/salute/anno-nuovo/2015-chiedi-cio-che-vuoi/photo/Chiedi-con-fiducia</a></p>
<p>La cosa curiosa è che Valentina non mi ha mai ufficializzato la pubblicazione della mia intervista per cui io, convinto che la mia fosse una delle tante interviste fatte e non certamente la più probabile in termini di pubblicazione, ho dato per scontato che la nostra interazione fosse terminata con la chiusura della telefonata. E invece no! Agli inizi del 2016 scopro casualmente che le mie parole, seppur in modo stringato e adattate al taglio dell&#8217;articolo, sono state pubblicate sulla testata on line di Donna Moderna. L&#8217;ultima piacevole sorpresa del 2015!</p>
<p>Ho voluto condividere con gli amici che mi seguono questo momento perché a parer mio racchiude un semplice ma incisivo messaggio: c&#8217;è sempre una piacevole sorpresa dietro l&#8217;angolo, per tutti noi, ma per trovarla bisogna cercarla. Intendo dire che nulla arriva se non siamo alla ricerca di qualcosa. La mia sorpresa è arrivata perché stavo testando la mia visibilità sul web con l&#8217;intento di migliorarla nel corso di questo, appena giunto e tutto da vivere, 2016. Come recitano le prime parole della mia intervista sull&#8217;articolo di Valentina Ferri, <em>è fondamentale un atteggiamento attivo!</em> Questo è ciò che auguro a tutti voi per questo 2016: un atteggiamento attivo! Solo così, cercando di adoperarci costantemente per migliorare noi stessi e la nostra condizione, con positività e dinamismo mentale, possiamo sperare di raggiungere i nostri obiettivi in questo nuovo anno. E perché no? Magari ci potremo imbattere in qualche piacevole sorpresa &#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dott. Paolo Caselli &#8211; lo psicologo non convenzionale </em></p>
<p>&nbsp;</p>
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